So long, Walkman!

Posted on 25 ottobre 2010

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Uno dei primi walkman firmati Sony

Nasce il primo luglio del 1979: quando Unknown Pleasures dei Joy Divison era uscito da due settimane, mi viene subito da pensare.
E muore proprio oggi, quando l’iPod, suo discendente fighetto, festeggia i nove anni. Certo, la Sony manterrà viva la sua memoria nel marcho stesso, rendendolo attuale tra lettori di mp3 e cd, ma il Walkman è ufficialmente fuori dal mercato.
Di sicuro si merita il riposo e un’uscita di scena con tutti i crismi: la sua rivoluzione è stata totale! Con lui è stato possibile, per la prima volta, ascoltare la musica ovunque, dal wc alla metropolitana, e in modo assolutamente privato. Con lui, soprattutto, la mia nascente filantropia musicale si è fatta sempre più tecnica e personale: prima che (non) imparassi la trasposizione degli accordi in barré sulla chitarra, punto di svolta di un’arte che non è tutta emozione, è stato con lui che ho scoperto il suono.
Per dire, quando le pile si scaricavano (e succedeva spesso), le canzoni arrancavano, perdevano il ritmo fino a liquefarsi in una melma senza senso. D’altro canto, quando erano in salute, quell’aggeggio ti sparava l’adrenalina a tutto volume in mezzo ai timpani. E le cuffie! La loro scelta era fondamentale, che quelle più care non filtravano i suoni come una lattina di borlotti, ma esaltavano i bassi e lasciavano intatte le distorsioni, evidenziavano gli arrangiamenti in stereo e le voci strumentali.
Certo, se con lui ci ballavi o ti dimenavi in random, tutto sobbalzava. E capitava si mangiasse i nastri, da doverli poi tagliare e reincollare per rimontare così il tuo film sonoro, altro che cut&paste e iTunes.
Poi c’era il modello col registratore: ai tempi delle tv musicali che non avevano in rotazione gli stessi 12 video per 24 ore, metterlo accanto alla tv voleva dire carpire il brodo primordiale che avrebbe poi segnato un’esistenza, tipo il concerto acustico di quel biondino che si sarebbe sparato qualche tempo dopo aver suonato con la sua band, in mezzo alle candele.
Sì, nell’epoca della velocità, della massima resa e dell’alta fedeltà, credo mi mancherà quell’affare che conservo ancora in mansarda, mi mancherà la sua poesia analogica, il suo universo privato, la sua (e, con essa, mia) immensa rivoluzione.

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