John Hammond: concerto ai Giardini Estensi (Varese), 23 luglio 2011

Posted on 24 luglio 2011

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John Hammond (photo by Samantha Colombo)

Ascoltare la Leadbessie di Kent Duchaine ha avuto un effetto catartico: la cornice dei Giardini Estensi varesini si è dissolta, lasciando percepire solo l’odore acre del fango del Delta, una musica viscerale che sgorga dall’anima di un cantautore figlio dello spirito originario dei grandi maestri del blues.
Da quel giorno, un paio di settimane fa, il Black & Blue Festival non avrebbe potuto che andare avanti, come fa da ormai 11 anni, nel portare questo genere sino ai confini della provincia, raccogliendo proseliti, conquistando neofiti e radunando intorno al suo palco una fitta schiera di appassionati. Così,  il venerdì Popa Chubby e, il sabato, John Hammond, hanno marchiato a fuoco le serate finali.

Non ho mai dimenticato la prima volta al cospetto del bluesman newyorchese: è stato nella primavera di sei anni fa, durante le registrazioni di una trasmissione radio. Da allora, dimenticarsi di un tizio incensato persino da Jimi Hendrix è tutt’altro che facile. Questa sera Hammond abbandona le velleità soliste per esibirsi con il suo quartetto, salendo sul palco circondato di talento da ogni angolazione: da una batteria vigoroso sostegno a qualsivoglia variazione ritmica, alla fluidità delle linee basso per arrivare a una tastiera suonata direttamente da uno spirito divino.
Lui, vestito di chiaro con un sorriso più luminoso dei riflessi sulla sua armonica, imbraccia la chitarra acustica per far rivivere Tell Me Mama e risale indietro fino alla metà degli anni ’60 con gli accordi di I Can Tell, alternando steel guitar e acustica con il minimo comun denominatore di una passione che non decade con lo scorrere degli anni.
Così, si addentra sinuoso nelle atmosfere più languide dello slow e arriva persino a rompere una corda, lasciando il tempo al suo Quartet per un’improvvisazione da togliere il fiato.

Da Duchaine ad Hammond, dal Delta del Mississippi ai grattacieli newyorchesi, si estende un abisso, un contrasto di tecniche, culture, origini dissimili. Con qualcosa in comune dimenticato da molti che, in queste sere, è tornato a far avvertire la sua presenza: lo spirito. La vera anima blues.

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Posted in: Concerti