Il diario musicale… e non quello delle medie

Posted on 3 novembre 2011

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The music diary

Parliamoci chiaro, ai musicofili la musica non basta.

Siamo bulimici, la mettiamo ovunque. Nelle nostre citazioni, sui muri, in tasca. Sembra che senza di essa i neuroni non siano in grado di funzionare. E, per inciso, in molti casi è così. Certo, possono esserci degli spiragli di distrazione, vedi palloni che rotolano in un campo inseguiti da 22 tizi in pantaloncini o qualche opera appesa alle pareti delle location più strambe, ma fondamentalmente il background resta quello, ad accomunare una schiera di Nick Hornby del quotidiano che sono insediati più o meno ovunque.

È come se desse un senso a qualsiasi cosa accada, una colonna sonora, a volte immaginaria, di ogni singolo evento da fissare nella testa.

Adesso, mi ritrovo per le mani The music diary e penso che rientri proprio in questo marasma: mi vedo un avvocato che ci si appunta sopra le udienze e, ogni tanto, sbircia gli aneddoti su qualche non meglio identificata rockstar, magari dando un occhio ai consigli per l’ascolto (con due reazioni: il rilassamento nel sentirsi già tra il Gotha di quelli che il suggerimento lo hanno già seguito o l’ansia di chi invece non lo conosce affatto).
Insomma, se c’è un modo per portare la musica nella vita delle persone, neofiti e fissati, quale potrebbe essere meglio se non ricordare ogni santo giorno i dischi, i concerti, e tutto il carrozzone?

La mia copia io ce l’ho.

Leggera, profumata e senza una virgola fuori posto (dono ormai raro dei prodotti editoriali e simili).

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