Quando i Gomez chiamano…

Posted on 17 aprile 2012

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C’è un solo problema. Il fatto che arraffare un aggettivo qualsiasi per descriverli, sarebbe quanto di più vicino all’eresia.
Perché quando le luci si spengono, per due ore che filano via spedite, quei cinque tolgono il fiato: si districano tra gli strumenti, intrecciano le proprie voci, bilanciano una scaletta che fluisce in equilibrio perfetto tra un passato fitto da non dimenticare e qualche raggio dell’ultimo disco.
Che, per inciso, è uno dei sempre più rari che calamitano l’attenzione da subito, conquistando.

Quando si inizia a percepire Get Miles, non sono ancora le nove (non sia mai: le serate della notte milanese non possono subire il minimo ritardo, a costo di sbatter fuori gli avventori di qualsivoglia concerto). La voce di Ian Ball scivola sugli accordi acustici di These 3 Sins, si alterna con quella di Tom Gray e Ben Ottewell.

I Gomez sono così: ibridi e inafferrabili. Fanno loro le radici sanguigne del blues senza dimenticare la lezione albionica, intingono da accordi in minore, cambi di tonalità e sprazzi di improvvisazione, suonano con l’anima e stringono gli strumenti con la maestria di chi non ha mai fatto altro nella propria vita. Poco importa se non stanno sulle copertine di riviste patinate: l’elezione sta nel conoscerli e nell’averli aprpezzati, dieci anni fa come allora: ed è questo che viene alla mente quando è la stessa band a scusarsi per la lunga assenza italiana.

I Magazzini Generali vengono fatti sfollare appena terminata l’encore, pochi istanti dopo Options, nella pioggia del sabato sera milanese.

Ma tutto è già storia, lo è sempre stato.

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Posted in: Concerti