To Repel Ghosts: quando le emozioni scacciano gli spettri

Posted on 29 maggio 2012

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To Repel Ghosts

Quando un disco ti capita tra le mani, inizia a scorrere la pellicola in celluloide del film che ti accompagnerà con la sua colonna sonora: puoi ricordare la luce dei lampioni, il sapore delle sigarette e le chiacchiere nel freddo di una serata varesina.
È quello che è accaduto quando Vincenzo Morreale mi ha consegnato una copia dell’esordio dei To Repel Ghosts, un vortice sonoro nel quale sono distillati contrasti emozionali viscerali e intensi, suonati condensando anni di esperienza musicale alle spalle dei soggetti coinvolti, tra cui compare anche il nome di Francesco Schirru.

Prima di attraversare il filtro digitale, il disco è stato registrato in analogico, conservando tutta la corporeità di un sound viscerale, trafitto dalle linee vocali ruvide e ammansito dalla profusione di riverberi, un groviglio di sonorità i cui lati più oscuri sono messi in luce dallo stesso Vincenzo.

Come nasce il progetto To Repel Ghosts, come vi siete incontrati?

Io e Francesco ci conosciamo ormai da più di cinque anni. Prima che le nostre strade musicali si incontrassero siamo stati buoni amici che condividevano la passione e curiosità per un certo tipo di musica. L’idea di formare i To Repel Ghosts come gruppo è nata circa due anni fa quando ho proposto a Francesco di trasformare in band vera e propria il suo progetto solista da “one man band”.

Provenite già da realtà musicali diverse, quali idee artistiche avete condiviso?

Non così diverse a mio modo di vedere. Il percorso di formazione musicale, sia per quanto riguarda gli ascolti che la musica “suonata” sono del tutto simili anche se con le ovvie sfumature personali.
Dopo gli ascolti adolescenziali in comune fatti di grunge, metal e alternative rock italiano abbiamo riscoperto il classic rock e l’inde anni ’90, il blues delle origini, la new wave, lo stoner e il post punk. Chi più chi meno ci siamo passati tutti e due fra le tracce di quei dischi. Le idee artistiche che abbiamo condiviso per il nostro progetto derivano in modo indiretto dai nostri ascolti e da “come ci siamo scoperti suonando”.

Parlando del disco: potremmo definire questi sette brani un piccolo concept?

Sono otto (c’è anche la ghost track Lenny!). Non è stata una cosa voluta ma effettivamente ci abbiamo pensato anche noi ad album finito. La cosa ci ha sorpreso e non poco anche perché alcuni pezzi hanno un “età anagrafica” decisamente differente rispetto ad altri eppure si sposano alla perfezione con il resto del disco. Potrebbe essere il nostro concept sull’alienazione urbana che porta dietro di sé un alone di paranoia e disperazione. Ma ciò che colpisce poi è l’energia che stimola la voglia di reagire da questa condizione passiva e negativa.

Ascoltandolo, si notano l’accuratezza nel sound e la profondità emozionale dei brani a fare da filo conduttore, tu riusciresti a descrivere le vostre canzoni?

Credo di non essere in grado di dare una descrizione oggettiva perché ciò che suscita in me un brano non è detto che porti alle stesse emozioni anche il resto della band. Certo è che mi piace pensare che ogni persona possa rivederci situazioni e stati d’animo in cui si è ritrovata.

Cosa vi ha portato a registrare a La Sauna?

Se ti dicessi soltanto l’amicizia con Andrea Cajelli ti direi una bugia. Sicuramente e anche questa cosa ha giocato un ruolo positivo ma Andrea è davvero bravissimo a fare il suo lavoro e il suo studio è quanto di meglio possa desiderare un gruppo come il nostro appassionato di suoni analogici e “vintage”.

L’artwork è di Tsuna: cosa rappresenta e come mai avete deciso di affidarlo a lui?

Nella copertina Andrea Tomassini (Tsuna) ha rappresentato una “donna fantasma” con uno stile tipo primi ‘900. Volevamo che si concentrasse sul nostro nome che in italiano significa “fantasmi da scacciare” e che dipingesse qualcosa che potesse rappresentarlo al meglio. Pensiamo che abbia colto nel segno con l’illustrazione anche perché traspare in qualche modo lo stato d’animo prevalente che esprime l’album. Perché abbiamo scelto Tsuna? Semplice: è un illustratore bravissimo!

Mi parli un po’ di questa “Viva! Records”?

Viva! Records è la divisione discografica della rivista di cui sono editore (Viva! Mag, nda). Questo disco dei TRG è la prima pubblicazione e non escludo che la cosa possa continuare con altre band per il futuro.

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Posted in: Interviste